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Il taglio cesareo

 

 

A parte condizioni specifiche (presentazione podalica, placenta previa, distacco di placenta, prolasso di funicolo, necessità di estrarre prematuramente un feto perché non cresce più, varie malattie materne di diversa gravità), oggi una donna va incontro più frequentemente al parto cesareo in tre situazioni:

  1. la dilatazione del collo uterino non procede come dovrebbe (distocia cervicale)

  2. la progressione della testa fetale non avviene correttamente (sproporzione feto-pelvica)

  3. il battito del bambino registrato con il monitoraggio non è soddisfacente (sofferenza fetale)

L’intervento di taglio cesareo è ormai una tecnica standardizzata, i cui rischi sono limitati anche se non assenti. L’anestesia può essere generale, ma più spesso "spinale" (ed anche in questo caso le complicazioni sono molto minori di un tempo).

Dovrebbe essere considerato ammissibile che una donna possa scegliere di partorire tramite taglio cesareo, anche senza una reale indicazione. Qualora lei temesse per il parto vaginale un aumentato rischio di danni perineali (con futuri problemi di incontinenza urinaria e prolasso genitale), di danni alla sfera sessuale, di danni feto-neonatali, o anche per semplice comodità, dovrebbe poter essere lasciata libera di scegliere. Deve però sapere che non si è mai potuto dimostrare che un parto per via vaginale condizioni una maggiore incidenza o gravità delle predette situazioni cliniche rispetto ad un parto cesareo. E deve anche essere informata sui rischi dell’intervento chirurgico e possibili successive complicazioni in campo sia ginecologico che ostetrico.

Allo stesso modo - debitamente informata in modo chiaro ed esaustivo - la paziente dovrebbe essere lasciata libera di decidere se, dopo un precedente taglio cesareo, voglia sottoporsi al travaglio di prova per il parto per via vaginale oppure se desideri effettuare nuovamente un taglio cesareo (programmato).

La donna esprime cioè le sue aspettative di parto ed il ginecologo dovrebbe adoperarsi per realizzarle secondo un accordo di parto che avviene in corso di gravidanza (parto concordato).

 

 

Dopo il parto - sia vaginale che cesareo - la puerpera viene tenuta sotto osservazione per due ore prima di essere trasferita in stanza. Ciò serve a diagnosticare tempestivamente complicazioni che raramente potrebbero presentarsi (soprattutto emorragiche).

In reparto verrà poi controllata quotidianamente dall’ostetrica, mentre il giro mattutino del ginecologo e del pediatra hanno lo scopo di verificare che tutto proceda normalmente e di dare informazioni alla donna sulla propria salute e su quella del neonato.

Dal lato emozionale sarebbe molto utile che il neonato venisse lasciato vicino alla madre almeno per le prime ore di vita e che anche in seguito fossero limitati i periodi di allontanamento.

Nelle maternità ospedaliere si adotta frequentemente l’abitudine di separare madre e bambino. Poco dopo la nascita il bambino viene trasferito in un altro reparto. NIDO o NURSERY è il locale dove vengono di solito portati i neonati. Il bambino che deve essere allattato viene portato alla madre solo dopo diverse ore.

Tuttavia in alcune di queste maternità esiste la possibilità del ROOMING-IN, situazione in cui durante il puerperio la madre può tenere accanto a sé nella stessa camera il neonato per la maggior parte della giornata (con la possibilità dell’allattamento a richiesta). Durante le ore notturne il neonato viene trasferito al nido, per essere poi riportato alla mamma per la prima poppata del giorno successivo.

 

In puerperio si controllano:

- pressione arteriosa

- frequenza cardiaca

- temperatura corporea (inguinale)

- minzione

- condizioni dell’utero

- lochiazioni (le perdite vaginali)

- condizioni della ferita (episiotomica o laparotomica)

- esami del sangue (per controllare lo stato anemico, la compatibilità del sangue materno con quello del bambino e test infettivologici)

Le pazienti con gruppo sanguigno Rh negativo il cui partner è Rh positivo, dovranno praticare entro 72 ore dal parto un’iniezione intramuscolare di immunoglobuline specifiche (nei casi in cui anche il sangue del bambino sia Rh positivo), per proteggersi da possibili guai nelle gravidanze future.

La puerpera può fare la doccia e lo shampoo. Una perdita di capelli più abbondante del normale non deve destare preoccupazione (erano cresciuti di più durante la gravidanza). L’igiene genitale deve essere particolarmente accurata: lavare con fluido detergente a pH fisiologico ed asciugare bene i genitali esterni. Non serve praticare lavande interne.

I punti della ferita episiotomica solitamente non devono essere rimossi, in quanto si dissolvono spontaneamente dopo una decina di giorni, quando la ferita è ormai quasi completamente guarita. Se la ferita episiotomica risultasse particolarmente fastidiosa:

  • Urinare nel bidet, indirizzando il getto d’acqua corrente sui genitali

  • Asciugarsi con cura, tamponando (eventualmente usare l’asciugacapelli)

  • Dormire senza mutande né assorbenti (basta disporre un asciugamano di spugna sotto il bacino)

  • Utilizzare rigorosamente solo assorbenti in puro cotone idrofilo e garza (reperibili in Farmacia)

  • Cambiare molto spesso tali assorbenti (non aspettare che siano intrisi)

N.B. Non serve mettere creme locali sulla ferita (se non altrimenti consigliato dal ginecologo).

 

La dimissione della mamma coincide di norma con quella del suo bambino.

Alla dimissione la puerpera viene solitamente invitata ad una visita di controllo dopo circa 40 giorni.

In quella occasione si effettuerà:

- visita ginecologica

- rilevazione del peso corporeo

- rilevazione della pressione arteriosa

- dialogo su contraccezione e su programmazione del Pap test

 

 

 

 

 

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