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Esami in gravidanza

 

 

 

Esami di laboratorio

All’inizio della gravidanza una prima batteria di esami può comprendere:

  • Esame completo delle urine

  • Urinocoltura con eventuale antibiogramma

  • Emogruppo + fattore Rh (se mai eseguito in precedenza o qualora ne sia stata smarrita la documentazione)

  • Test di Coombs indiretto

  • Emocromo completo con formula leucocitaria

  • Ferritinemia

  • Glicemia

  • Azotemia

  • Creatininemia

  • Protidemia con elettroforesi

  • Bilirubinemia totale e frazionata

  • Transaminasi (AST/ALT)

  • Fosfatasi alcalina

  • Gamma GT

  • VDRL/TPHA

  • Rubeo test

  • Toxo test

  • Anticorpi anti-CMV

  • HBsAg

  • Anticorpi anti-epatite C

  • Anticorpi anti HSV1 e 2

  • Anticorpi anti-HIV

  • CK

  • Colinesterasi

 

N.B. Per quanto riguarda tutti gli anticorpi, bisogna chiedere di dosare sia le immunoglobuline di tipo G (IgG) che quelle di tipo M (IgM). Infatti si possono verificare tre eventualità:

  1. IgG assenti - IgM assenti= soggetto non immune

  2. IgG presenti - IgM assenti= soggetto immune

  3. IgG presenti - IgM presenti= infezione recente o in corso

Nel primo caso la paziente non ha mai contratto la malattia, non ha anticorpi ed è "recettiva": dovrà pertanto stare molto attenta per evitare di contrarla in gravidanza (vedi profilassi).

Nel secondo caso la paziente ha contratto l’infezione in passato (magari senza essersene accorta) o ha fatto il vaccino: ha gli anticorpi e pertanto non corre alcun rischio in gravidanza, non potendo trasmettere l’infezione al feto. Raramente tuttavia si possono verificare "reinfezioni" perché l’immunità può non essere permanente e quindi è sempre consigliabile seguire comunque le regole della profilassi.

Nel terzo caso (infezione contratta in gravidanza) la trasmissione al feto si verifica in percentuali variabili a seconda della malattia e non sempre può causare problemi.

Ma tutto ciò è solo una semplificazione: gli esami vanno sempre fatti controllare da un medico.

 

N.B. Per quanto riguarda l’urinocoltura, è importante prelevare un campione di urina di metà minzione (urinocoltura da mitto intermedio). L’urina appena emessa va raccolta in un contenitore pulito e sterile, secondo la seguente procedura:

  1. Procurarsi un piccolo contenitore sterile con tappo a vite (della capacità di circa 100 cc.).

  2. Lavarsi bene le mani con acqua e sapone.

  3. Sedersi sul bidet a gambe ben divaricate, in modo da avere spazio.

  4. Lavare accuratamente i genitali anche fra le pieghe interne.

  5. Risciacquare ed asciugarsi con un asciugamano pulito.

  6. Tenere divaricate le piccole labbra con una mano (mentre con l’altra si regge il contenitore).

  7. Iniziare ad urinare fuori dal contenitore e - dopo aver emesso una piccola quantità di urina - spostare il contenitore sotto il flusso, in modo da raccogliere un campione di metà minzione. Allontanare il contenitore prima di terminare la minzione. Non toccarne mai l’interno.

  8. Chiudere a fondo il contenitore, lavarlo ed asciugarlo. Quindi applicarvi un’etichetta con nome, cognome, indirizzo, data e ora.

  9. Consegnare il campione al laboratorio entro due ore.

 

Ecografie

 

Se tutto va bene (gravidanza a basso rischio) generalmente sono sufficienti tre ecografie, una per trimestre.

 

Ia ecografia (datazione: circa 8 settimane)

Serve per verificare che la gravidanza sia in utero e non fuori (gravidanza extrauterina), per vedere se c’è più di un embrione (gravidanza gemellare) e per "datare" la gestazione. Infatti, poiché un’ovulazione può essere anticipata o ritardata (più spesso nelle donne con cicli irregolari) ed inoltre gli spermatozoi possono vivere anche 5-6 giorni nelle vie genitali femminili, si comprende il motivo per cui la gravidanza viene datata convenzionalmente a partire dalla data dell’ultima mestruazione (dato oggettivo) e non da un eventuale concepimento (difficile a stabilirsi). Una più precisa datazione della gravidanza diventa necessaria nei casi in cui si verifichi successivamente una situazione di rischio, per esempio minaccia di parto prematuro o al contrario gravidanza che si prolunga oltre il termine. Ecco perché un esame ecografico eseguito entro il terzo mese permette di essere molto accurati nello stabilire l’epoca gestazionale e quindi predire la data presunta del parto (con errore standard di più o meno 5 giorni). Un’ecografia eseguita in questa epoca consentirà in seguito di capire meglio se un bambino sarà cresciuto troppo o troppo poco (e non si tratti invece appunto di una "ridatazione").

 

IIa ecografia (morfologia: circa 19 settimane)

È quella più importante e va eseguita al quinto mese perché ci consente di diagnosticare le più comuni malformazioni del feto ecograficamente diagnosticabili. Alcune di queste potrebbero essere correggibili alla nascita (ma vanno diagnosticate prima), mentre le più gravi potrebbero fare optare per un’interruzione della gravidanza. Con questa ecografia si controlla anche l’inserzione placentare.

 

IIIa ecografia (accrescimento: circa 30 settimane)

Può essere programmata dopo la 30a settimana, se tutto è andato bene fino a quel momento, per vedere quanto è cresciuto il bimbo. L’ideale sarebbe però verificare due tappe accrescitive fetali:

  1. Alla 28a settimana: misura dell’accrescimento, ricontrollo morfologico, inserzione placentare e quantità di liquido amniotico

  2. Alla 34a settimana: misura dell’accrescimento, ricontrollo morfologico, inserzione placentare e condizioni della placenta (maturazione), quantità di liquido amniotico.

 

 

Altri esami

 

Se l’ultimo Pap test è stato eseguito oltre un anno prima, conviene ripeterlo in gravidanza iniziale. Infatti la scoperta di eventuali lesioni pretumorali o tumorali condiziona i controlli clinici e le eventuali terapie (raramente in gravidanza e più spesso dopo il parto).

Fare un Pap test in gravidanza non aumenta in alcun modo il rischio di aborto. Occorre comunque avvertire l’esecutore del prelievo, del proprio stato gravidico.

Altri esami particolari possono essere richiesti in quei casi ove ne esista l’indicazione:

ecografia mammaria, tampone vaginale, elettroforesi dell’emoglobina, esami della coagulazione, elettrocardiogramma, etc.

 

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