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LA CURA

LA CURA     
COME SI CURA
Il papillomavirus è trattabile ma non curabile.


Allo stato attuale non esiste - come del resto per la quasi totalità delle malattie virali - una vera e propria cura per questa malattia, né per il momento è stato approntato un vaccino.

Non sempre è utile distruggere le lesioni provocate da questo virus, specie se piatte e non associate ad alterazioni delle cellule. Anche l’efficacia di farmaci quali l’interferone non è da tutti accettata. Altri farmaci antivirali non si sono dimostrati sempre efficaci. Nuovi farmaci (imiquimod) ed omeopatici (transfactor 11) sono in fase di verifica e non sono adatti in tutti i casi.

La distruzione con bisturi, con basse temperature (crioterapia), con elettricità (diatermocoagulazione) o con laserterapia dei condilomi può apparentemente risolvere il problema, asportando le manifestazioni cliniche della malattia. Tuttavia spesso la biopsia rivela una persistenza dell’infezione, anche se non sono più evidenti le escrescenze. Inoltre esiste anche la possibilità di una regressione spontanea di alcune di queste forme.

Il corpo umano in buona salute può respingere in pochi mesi un’iniziale infezione, senza bisogno di dover intervenire con terapie distruttive. I virus oncogeni infatti esprimono la loro capacità carcinogenetica solo quando l’equilibrio dell’ospite è disturbato. Ecco perché molte alterazioni cellulari causate dal papillomavirus scompaiono da sole senza bisogno di alcuna cura.

Altre volte invece le cellule alterate peggiorano nel giro di alcuni anni (eccezionalmente di pochi mesi). Raramente la gravità delle alterazioni progredisce fino a diventare un carcinoma. Questo è il motivo per cui le lesioni di ALTO GRADO vengono asportate con il bisturi, con il Laser, o con una particolare "ansa termica" (LEEP) che in pochi minuti consente di eliminare la "parte malata".

È bene però ricordare che qualsiasi tipo di lesione da papillomavirus può sia persistere dopo il trattamento, sia recidivare in un tempo variabile.

Le lesioni di BASSO GRADO possono tranquillamente essere "monitorate" nel tempo senza dover distruggere nulla, ma controllando periodicamente il loro stato. Ciò consente di evitare trattamenti invasivi su di un organo così importante come il collo dell’utero anche ai fini della gravidanza e del parto. Se però un trattamento deve essere effettuato (ad esempio con l’ansa termica), ciò non compromette la fertilità futura della donna, né ha conseguenze sul parto.

Ma nessuna terapia (compresa l’asportazione dell’intero utero) dà la garanzia assoluta che la malattia virale e quindi anche la sua eventuale trasformazione maligna non si ripresenti mai più. Meglio quindi - se e quando è possibile - evitare interventi chirurgici demolitivi e "bruciature" inutili, ma limitarsi ad un attento e regolare controllo (Pap test e colposcopia).


L’impatto emozionale di una diagnosi di infezione da papillomavirus può essere più dannoso dei reali problemi fisici causati dal virus.

Nella mia personale esperienza (dal 1981 ad oggi), se la colposcopia è eseguita correttamente e la biopsia è giustamente mirata, la stragrande maggioranza delle lesioni di basso grado sono rimaste tali o sono regredite nel tempo senza bisogno di alcuna terapia chirurgica.

Che si decida o meno di effettuare un trattamento, due concetti devono essere ben chiari per quanto riguarda la terapia delle lesioni da papillomavirus:

  1. la scelta di non eseguire un trattamento chirurgico in un dato momento, non significa che questo stesso trattamento non debba venire consigliato in futuro

  2. qualunque trattamento chirurgico (dalla DTC al LASER all’isterectomia totale) non garantisce la guarigione: la lesione può persistere e soprattutto recidivare.

Collo uterino (mosaico periferico)


Condiloma florido cervicale + mosaico virale


 
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